Da lo "Strillone" del 15 dicembre 2000:



Pasqua 1950



6 gennaio 1949



6 gennaio 1949

22 ottobre 1951

Lavorazione propria di torrone

Un tocco d’alta classe nella Torre Annunziata di un tempo
Riapre dopo vent’anni “Di Francesco & Co.”
Da più di un secolo l’arte e la tradizione dell’antica pasticceria napoletana

Nel lontano 1865, Nicola Di Francesco, armato di buona volontà e spinto dalla sua grande passione di "creare" dolci si apprestava ad apprendere tale mestiere, approdando a Napoli, in via Toledo, presso una delle più antiche e rinomate pasticcerie dell'epoca: quella dei fratelli Caflisch, di origine svizzera. Da allievo prima e capo pasticcerie confettiere poi, ne carpiva tulle le ricette ed i segreti di lavorazione e produzione, sino a distinguersi come uno dei più qualificati del ramo.
Lavorava, successivamente, in diverse pasticcerie, e tra queste quella dei fratelli Cannonieri di San Giovanni a Teduccio, per poi decidere di ritirarsi in proprio, trasformando la sua abitazione, al primo piano del corso Garibaldi (vico San Gennaro), in un vero e proprio laboratorio di pasticceria. Nel 1922 apriva al pubblico la sua prima bottega, sottostante l' abitazione. Purtroppo, la sua passione non sembrava destinata a proseguire, dal momento che essa non fu ereditata dal figlio Guglielmo che si dedicava a tutt’altra attività (infatti fu capo operaio consegnatore meccanico nello Spolettificio Esercito di Torre Annunziata). Ma il destino sembrava non voler arrendersi. Infatti a proseguire la brillante attività fu la nuora di Nicola, moglie di Guglielmo: Rachele Gallo, donna energica, testarda e grande lavoratrice, pronta a tutto pur di ingrandire quella piccola bottega. Vi riusciva il 28 giugno del 1934, trasferendo al corso Vittorio Emanuele III, 263 (attuale Mr. Free) l 'attività commerciale di quella che ormai era la sua famiglia. Era il periodo difficile della seconda guerra mondiale, ma i fratelli Nicola, Pasquale e Silvio Di Francesco, ereditando la passione e la caparbietà della madre Rachele, coadiuvati da un altro notissimo pasticciere napoletano, padrino di Nicola, il signor Luigi De Matteis, non si fermarono. Professionisti inimitabili, ognuno si distingueva nella sua mansione a creare una squadra perfettamente in sintonia.
Nicola, impeccabile nel contatto con il pubblico; Pasquale, esperto e ineguagliabile pasticciere; Silvio, eccellente organizzatore di amministrazione. Sostenuti moralmente e lavorativamente dalle rispettive mogli Iole e Rita del Gaudio, dal fedele amico e aiuto pasticciere Antonio Langella (al quale va un posto d'onore per il successo dell'attività svolta) e dalla sempre combattiva "donna Rachele", facevano ancora un passo avanti nell’ 1947, quando inauguravano il locale riportalo nella foto, adibito a bar, pasticceria, gelateria. Un locale unico (per l'epoca) progettato dal compianto ingegnere Cupolo di Napoli. Un tappeto di mosaico fungeva da pavimento e pareti di madreperla incorniciavano il tutto, rifinito da vetrine a specchi sfaccettali e banchi in legno massiccio, impianto elettrico a luce diffusa e facciata esterna interamente di marmo granito. Il precedente locale veniva trasformato in laboratorio, peraltro uno dei più attrezzati: forni a cottura elettrica e macchinari moderni, alcuni forniti dallo stesso De Matteis, altri costruiti interamente da Guglielmo (padre dei fratelli Di Francesco). Il giorno dell’ inaugurazione prevedendo un grande afflusso (come in effetto fu), il signor De Matteis, inviava a Torre Annunziata una decina di pasticcieri, tutti qualificati e di classe. Erano per tutti gli anni d’oro del dopoguerra. Pasquale, il secondogenito, desideroso di perfezionarsi ulteriormente, lavorava anche presso il signor Manco (allora pasticciere), dove conosceva Salvatore Pettorino, industriale di biscotti (fratello del più noto Gaetano capostipite dei titolari degli attuali supermercati) e ne diventò il suo padrino di cresima. La pasticceria era in piena espansione e richiedeva sempre più braccia: si creava così, nel laboratorio della pasticceria Di Francesco, un'atmosfera di amicizia, di affetto, tra grandi tavolate dove non si contavano mai le persone che vi sedevano, con tutti quelli che nell'arco del tempo hanno costituito parte integrante della "squadra": da Antonio Lepore a Crescenzo e Domenico Iovino, da Leopoldo Giandolo a Salvatore e Marianeve Ammendola, da Maria Carfora a Teresa e Giovanni Gallo da Palmina Del Gaudio a Filomena Pirone e cosi via. La sera, al finire della giornata, era di abitudine riunirsi con amici, in modo particolare con Silvio, il minore dei fratelli.Tra scorribande "musica" scherzi innocenti e tante risate, trascorrevano le serate. Una barzelletta di Franz Di NoIa, una battuta di Ciccio Spezzaferri e ancora Vincenzo Pastorini, Aldo Agrillo, Francesco Correale (amico del cuore), Pasquale De Nicola, Franco Spera, Abbruzzese, Raffaele Mollo, Aniello Langella.Fuori, ferma davanti al negozio, era quasi sempre parcheggiata la belvedere grigio topo, anch’essa grande lavoratrice di carico e scarico e grande protagonista di tante gite. Non sono poche oggi le persone che, titolari di pasticcerie o ristoranti, non abbiano almeno per un pò lavorato, o perlomeno imparalo qualcosa dai Di Francesco: Mario Cangiano del "Bar Rosso e Nero" il compianto Giuseppe Bianco dell’omonima pasticceria "Bianco", Matrone Luigi (pasticciere), Antonio Colantuono ineguagliabile "Gelateria Sottozero" Michele Paolillo importante pasticceria a Torre centrale, Ugo Zaccone del ristorante "Stella Verde" di Trecase, Fiorentino nota pasticceria in via Fusco e Ciro ultimo pasticciere della serie Pasticceria a via Plinio, ed ancora Cirillo Pietro, Alfredo La Rossa, Ninuccio (figlioccio di Guglielmo), Filippo Nomade e tanti altri che adesso possono sfuggire alla memoria. Andando avanti negli anni, venivano meno molti componenti della famiglia: nel 1961 fu determinante la morte di Pasquale, sostituito poi dal figlio sedicenne Guglielmo. Ma ben presto ognuno prendeva la sua strada ed il resto della famiglia non potendo più garantire personalmente la qualità della produzione, per non compromettere un passato glorioso, nel 1980 preferivano chiudere. Molti ricorderanno, a tal proposito, un articolo di Franco Cirillo apparso sulla "Voce della Provincia" del 3 maggio 198O: "...Ai Di Francesco un grazie per aver tenuto alto il buon nome commerciale di Torre; sia in privato che in pubblico sono stati dei galantuomini... e come tali li ricorderemo". Oggi, dopo vent’anni i locali che ospitavano la premiata ditta riaprono le porte alla loro clientela: ricompare così un'altra piccola perla della Torre storica, accompagnata si da una nuova generazione, ma sempre con le antiche tradizioni e le vecchie ricette di una volta che assicurano ai "vecchi" e "nuovi" torresi dolci ed ineguagliabili giornate di festa.

 


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