Un
tocco d’alta classe nella Torre Annunziata di un tempo
Riapre dopo vent’anni “Di
Francesco & Co.”
Da più di un secolo l’arte e
la tradizione dell’antica pasticceria napoletana
Nel
lontano 1865, Nicola Di Francesco, armato di buona volontà
e spinto dalla sua grande passione di "creare" dolci
si apprestava ad apprendere tale mestiere, approdando a Napoli,
in via Toledo, presso una delle più antiche e rinomate
pasticcerie dell'epoca: quella dei fratelli Caflisch, di origine
svizzera. Da allievo prima e capo pasticcerie confettiere poi,
ne carpiva tulle le ricette ed i segreti di lavorazione e produzione,
sino a distinguersi come uno dei più qualificati del
ramo.
Lavorava, successivamente, in diverse pasticcerie, e tra queste
quella dei fratelli Cannonieri di San Giovanni a Teduccio, per
poi decidere di ritirarsi in proprio, trasformando la sua abitazione,
al primo piano del corso Garibaldi (vico San Gennaro), in un
vero e proprio laboratorio di pasticceria. Nel 1922 apriva al
pubblico la sua prima bottega, sottostante l' abitazione. Purtroppo,
la sua passione non sembrava destinata a proseguire, dal momento
che essa non fu ereditata dal figlio Guglielmo che si dedicava
a tutt’altra attività (infatti fu capo operaio
consegnatore meccanico nello Spolettificio Esercito di Torre
Annunziata). Ma il destino sembrava non voler arrendersi. Infatti
a proseguire la brillante attività fu la nuora di Nicola,
moglie di Guglielmo: Rachele Gallo, donna energica, testarda
e grande lavoratrice, pronta a tutto pur di ingrandire quella
piccola bottega. Vi riusciva il 28 giugno del 1934, trasferendo
al corso Vittorio Emanuele III, 263 (attuale Mr. Free) l 'attività
commerciale di quella che ormai era la sua famiglia. Era il
periodo difficile della seconda guerra mondiale, ma i fratelli
Nicola, Pasquale e Silvio Di Francesco, ereditando la passione
e la caparbietà della madre Rachele, coadiuvati da un
altro notissimo pasticciere napoletano, padrino di Nicola, il
signor Luigi De Matteis, non si fermarono. Professionisti inimitabili,
ognuno si distingueva nella sua mansione a creare una squadra
perfettamente in sintonia.
Nicola, impeccabile nel contatto con il pubblico; Pasquale,
esperto e ineguagliabile pasticciere; Silvio, eccellente organizzatore
di amministrazione. Sostenuti moralmente e lavorativamente dalle
rispettive mogli Iole e Rita del Gaudio, dal fedele amico e
aiuto pasticciere Antonio Langella (al quale va un posto d'onore
per il successo dell'attività svolta) e dalla sempre
combattiva "donna Rachele", facevano ancora un passo
avanti nell’ 1947, quando inauguravano il locale riportalo
nella foto, adibito a bar, pasticceria, gelateria. Un locale
unico (per l'epoca) progettato dal compianto ingegnere Cupolo
di Napoli. Un tappeto di mosaico fungeva da pavimento e pareti
di madreperla incorniciavano il tutto, rifinito da vetrine a
specchi sfaccettali e banchi in legno massiccio, impianto elettrico
a luce diffusa e facciata esterna interamente di marmo granito.
Il precedente locale veniva trasformato in laboratorio, peraltro
uno dei più attrezzati: forni a cottura elettrica e macchinari
moderni, alcuni forniti dallo stesso De Matteis, altri costruiti
interamente da Guglielmo (padre dei fratelli Di Francesco).
Il giorno dell’ inaugurazione prevedendo un grande afflusso
(come in effetto fu), il signor De Matteis, inviava a Torre
Annunziata una decina di pasticcieri, tutti qualificati e di
classe. Erano per tutti gli anni d’oro del dopoguerra.
Pasquale, il secondogenito, desideroso di perfezionarsi ulteriormente,
lavorava anche presso il signor Manco (allora pasticciere),
dove conosceva Salvatore Pettorino, industriale di biscotti
(fratello del più noto Gaetano capostipite dei titolari
degli attuali supermercati) e ne diventò il suo padrino
di cresima. La pasticceria era in piena espansione e richiedeva
sempre più braccia: si creava così, nel laboratorio
della pasticceria Di Francesco, un'atmosfera di amicizia, di
affetto, tra grandi tavolate dove non si contavano mai le persone
che vi sedevano, con tutti quelli che nell'arco del tempo hanno
costituito parte integrante della "squadra": da Antonio
Lepore a Crescenzo e Domenico Iovino, da Leopoldo Giandolo a
Salvatore e Marianeve Ammendola, da Maria Carfora a Teresa e
Giovanni Gallo da Palmina Del Gaudio a Filomena Pirone e cosi
via. La sera, al finire della giornata, era di abitudine riunirsi
con amici, in modo particolare con Silvio, il minore dei fratelli.Tra
scorribande "musica" scherzi innocenti e tante risate,
trascorrevano le serate. Una barzelletta di Franz Di NoIa, una
battuta di Ciccio Spezzaferri e ancora Vincenzo Pastorini, Aldo
Agrillo, Francesco Correale (amico del cuore), Pasquale De Nicola,
Franco Spera, Abbruzzese, Raffaele Mollo, Aniello Langella.Fuori,
ferma davanti al negozio, era quasi sempre parcheggiata la belvedere
grigio topo, anch’essa grande lavoratrice di carico e
scarico e grande protagonista di tante gite. Non sono poche
oggi le persone che, titolari di pasticcerie o ristoranti, non
abbiano almeno per un pò lavorato, o perlomeno imparalo
qualcosa dai Di Francesco: Mario Cangiano del "Bar Rosso
e Nero" il compianto Giuseppe Bianco dell’omonima
pasticceria "Bianco", Matrone Luigi (pasticciere),
Antonio Colantuono ineguagliabile "Gelateria Sottozero"
Michele Paolillo importante pasticceria a Torre centrale, Ugo
Zaccone del ristorante "Stella Verde" di Trecase,
Fiorentino nota pasticceria in via Fusco e Ciro ultimo pasticciere
della serie Pasticceria a via Plinio, ed ancora Cirillo Pietro,
Alfredo La Rossa, Ninuccio (figlioccio di Guglielmo), Filippo
Nomade e tanti altri che adesso possono sfuggire alla memoria.
Andando avanti negli anni, venivano meno molti componenti della
famiglia: nel 1961 fu determinante la morte di Pasquale, sostituito
poi dal figlio sedicenne Guglielmo. Ma ben presto ognuno prendeva
la sua strada ed il resto della famiglia non potendo più
garantire personalmente la qualità della produzione,
per non compromettere un passato glorioso, nel 1980 preferivano
chiudere. Molti ricorderanno, a tal proposito, un articolo di
Franco Cirillo apparso sulla "Voce della Provincia"
del 3 maggio 198O: "...Ai Di Francesco un grazie per aver
tenuto alto il buon nome commerciale di Torre; sia in privato
che in pubblico sono stati dei galantuomini... e come tali li
ricorderemo". Oggi, dopo vent’anni i locali che ospitavano
la premiata ditta riaprono le porte alla loro clientela: ricompare
così un'altra piccola perla della Torre storica, accompagnata
si da una nuova generazione, ma sempre con le antiche tradizioni
e le vecchie ricette di una volta che assicurano ai "vecchi"
e "nuovi" torresi dolci ed ineguagliabili giornate
di festa.